L'opera

Mama de dolore

di Alessandro Marzetti


Marmo Clauzetto

Bianca la pietra di Clauzetto,
corpo cavato e svuotato
a sentire l’attrito dell’aria,
soffrire lo spasmo della tensione
che apre, ferisce, disnoda,
e si fa urlo,
dolore irrimediabile, incontenibile,
che chiama chi guarda a specchiarsi
nello stupore che dilaga
e invade l‘aria d’intorno
e brucia nella ferita dell’antico canto logodurese:

"È morto con tormento
il cuore dell’anima mia
non mi chiamate Maria
né di grazia piena
ma di dolori e pene

di tormento e agonia
Non mi chiamate Maria

solo Madre di dolore".

Nell’aspra stagione di soprusi,
di guerre, di desolazione
che feriscono le creature,
e si accaniscono
sulla comune madre terra,

Alessandro Marzetti
ha lasciato da parte la maestria
di incantatore di forme leggere

danzanti nell’aria,

cullate e accarezzate
nella lucida trasparenza della luce,

e si è reimmerso, con decisione,
nelle atmosfere tragiche
delle spoglie scenografie
per la drammaturgia

del sodale Armando Punzo,
là, sulla ventosa alta rocca di Volterra.

E ha lavorato la pietra di Clauzetto
scavandone le viscere quasi con rabbia,
tendendone in una accecante luce gessosa
le forme che continuano a piegarsi
all’eco straziante di quel grido:
no mi giamedas Maria... no mi giamedas Maria…

Lucio Tollis

Alessandro Marzetti

Italia - Toscana


Alessandro Marzetti ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte di Volterra e l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Partecipa a numerose mostre personali e collettive e a simposi di scultura in Italia e all’estero.

Le sue sculture in alabastro, che chiama “Disegni di Pietra”, sono costruite da raffinate trame filiformi che si dipanano nello spazio a racchiudere porzioni di vuoto. Una sorta di calligrafia scultorea in cui nastri di materiale lavorato disegnano forme sospese nello spazio racchiuse in sottili gabbie cubiche, segni di limiti che non sono visti come strutture opprimenti, ma nella loro accezione positiva di misuratori di spazio. Questi “gesti scultorei” acquistano sostanza se riescono a comprendere in sé frammenti spaziali definiti, riconoscibili, divenendo sintesi di ragione ed emozione, astrazione il vuoto indistinto, basta lanciare un segno e il vuoto prende forma